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Turismo: anno record a Bologna

Turismo: anno record a Bologna con oltre due milioni di arrivi nel 2025. L’Osservatorio IRES Emilia-Romagna fotografa il boom del turismo urbano: il capoluogo guida la crescita regionale, mentre cambiano le geografie delle vacanze. 01 Giugno 2026 | 8 min di lettura  L’Osservatorio IRES Emilia-Romagna fotografa il boom del turismo urbano: il capoluogo guida la crescita regionale, mentre cambiano le geografie delle vacanzeBologna chiude il 2025 con un dato che non ha precedenti: oltre 2,27 milioni di arrivi turistici (+11,3% sul 2024), un numero che la proietta per la prima volta al primo posto tra i comuni dell’Emilia-Romagna per ingressi, davanti alla stessa Rimini. È il segnale più evidente di una trasformazione che l’Osservatorio dell’Economia e del Lavoro in Emilia-Romagna, curato da IRES, descrive in modo netto: il turismo urbano è diventato il principale motore di crescita del settore, mentre i modelli più tradizionali – quello balneare e quello termale – mostrano segnali di affanno. Va detto che il primato di Bologna riguarda gli arrivi, cioè il numero di turisti che hanno pernottato almeno una notte in città, e non i pernottamenti complessivi: su questo fronte Rimini resta davanti, complice una permanenza media più lunga tipica del turismo balneare. C’è inoltre una novità statistica da considerare: dal 2025 i dati regionali includono per la prima volta anche gli “altri alloggi privati” non gestiti in forma imprenditoriale, una componente in cui Bologna, grazie alla diffusione degli affitti brevi, è particolarmente forte. Detto questo, la crescita della città resta solida anche a parità di metodo: i pernottamenti aumentano del 9,2% rispetto al 2024, un ritmo ben superiore a quello di Rimini (+1,2%). Un 2025 da record per tutta l’Emilia-Romagna Il dato di Bologna si inserisce in un anno eccezionale per l’intera regione. Nel 2025 l’Emilia-Romagna ha superato per la prima volta la soglia dei 13 milioni di arrivi (13.231.732, +11,4% sul 2024) e i 44 milioni di pernottamenti (44.170.468, +8,3%). A trainare questa crescita è soprattutto la componente straniera, che segna un +16,7% negli arrivi e un +15,4% nelle presenze, arrivando a rappresentare quasi un terzo del totale (31,5% degli arrivi e 31,9% dei pernottamenti).Il confronto con il 2019 – anno già considerato un punto di riferimento positivo per il turismo regionale – mostra un incremento degli arrivi del 14,1%, che sale addirittura al 33,6% se si guarda ai soli visitatori stranieri. Tra le nazionalità in maggiore crescita figurano Germania, Francia, Svizzera, Polonia, Romania e soprattutto gli Stati Uniti, i cui arrivi sono aumentati del 79,3% rispetto al 2019. In controtendenza, invece, il crollo dei turisti russi (-81% di arrivi) e il forte calo della componente cinese (-46,8%), che nel 2019 era il terzo mercato estero per numero di arrivi e oggi si trova all’undicesimo posto. Città d’arte in crescita, costa e terme in difficoltà Il sorpasso di Bologna non è un episodio isolato, ma il segnale più evidente di una più ampia ridistribuzione dei flussi turistici regionali, descritta dall’Osservatorio come una vera e propria “avanzata del turismo nelle città e nella natura”, a fronte di un turismo costiero “più in difficoltà”. Sul fronte delle presenze, la crescita rispetto al 2019 premia in particolare le città d’arte: oltre a Bologna (+42,9%), si segnalano Modena (+26,2%), Piacenza (+18,9%) e Ferrara (+10,3%). Per converso, Rimini registra un calo del 4,3% rispetto al 2019, e tra le località balneari riducono le presenze anche Bellaria-Igea Marina e Gatteo. Anche il comparto termale, salvo l’eccezione di Castel San Pietro Terme (+9,6% di presenze sul 2024), continua a soffrire: Bagno di Romagna perde il 9,1% e Salsomaggiore il 5,8%. A questa ridistribuzione territoriale si affianca una progressiva destagionalizzazione dei flussi: se nel 2019 luglio e agosto concentravano il 43,8% dei pernottamenti annui, nel 2025 la quota è scesa al 40%, a vantaggio soprattutto di maggio, ottobre e dicembre. Il quadro della città metropolitana Allargando lo sguardo all’intera città metropolitana di Bologna, il 2025 porta gli arrivi a 3.171.453 (+10,7% sul 2024) e le presenze a 7.188.998 (+8,3%). Il capoluogo da solo concentra il 71,6% degli arrivi e il 72,9% delle presenze di tutta l’area metropolitana, confermandosi il vero motore del comparto.A grande distanza seguono Imola (3,4% degli arrivi e 3,7% delle presenze) e Castel San Pietro Terme (2% degli arrivi). Tra i comuni della prima cintura, mostrano variazioni positive significative – anche se su quote ancora marginali – San Lazzaro di Savena, Zola Predosa, Castenaso, Calderara di Reno, Bentivoglio, Castel Maggiore e Casalecchio di Reno. Tornano a crescere, seppur restando marginali nel quadro complessivo, anche le aree termali e montane dell’Appennino bolognese. Per quanto riguarda la tipologia di struttura, gli alberghi restano la scelta prevalente, con il 68,8% degli arrivi e il 57,7% dei pernottamenti totali. Ma è il segmento extra-alberghiero a crescere più rapidamente, sospinto in particolare dagli alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale: una categoria che è passata da 5.528 strutture nel 2019 a 11.532 nel 2024 e a 13.243 nel 2025, con un trend che secondo l’Osservatorio è ancora in espansione. Un nuovo equilibrio per il turismo regionale Nel complesso, i dati dell’Osservatorio IRES Emilia-Romagna disegnano un settore in piena trasformazione: dopo aver recuperato e superato i livelli pre-pandemia, il turismo regionale si appoggia oggi su basi diverse rispetto al passato, con le città d’arte – e Bologna in particolare – protagoniste di una crescita che appare destinata a consolidarsi, e con un turismo balneare e termale chiamato a ripensare in parte il proprio modello di attrattività. Fonte: Osservatorio dell’Economia e del Lavoro in Emilia-Romagna – “Il settore del turismo”, IRES Emilia-Romagna, aprile 2026; Osservatorio sull’Economia e il Lavoro nella Città Metropolitana di Bologna n.19, IRES Emilia-Romagna, giugno 2026.

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T-Days a Bologna: la guida

T-Days a Bologna: la guida per chi arriva in città nel weekend. Ogni sabato, domenica e festivo il cuore di Bologna si trasforma in un’isola pedonale. Ecco cosa significa per chi visita la città. 04 Luglio 2026 | 8 min di lettura  Chi arriva a Bologna in un weekend si troverà davanti a una città diversa da quella dei giorni feriali: il centro storico, infatti, diventa per due giorni un grande spazio pedonale. È il risultato dei T-Days, il provvedimento permanente che ogni sabato, domenica e giorno festivo chiude al traffico la cosiddetta “Zona T”, l’incrocio a forma di T formato dalle due strade principali del centro storico. Per chi visita la città, significa innanzitutto una cosa: più spazio, meno traffico e una città più semplice da vivere a piedi. Cosa sono i T-Days Il nome nasce dalla forma stessa dell’area interessata: la “T” è formata da via Rizzoli, via Ugo Bassi e via Indipendenza, le arterie che si incontrano proprio nel cuore della città, a pochi passi dalle Due Torri, da Piazza Maggiore e dal Quadrilatero. Ogni sabato dalle 8 alle 22 di domenica, e in tutti i giorni festivi dalle 8 alle 22, questa zona diventa interamente riservata a pedoni e biciclette: niente auto, niente moto, niente bus. La pedonalizzazione non si limita alle tre strade principali, ma si estende anche ad altre vie del centro: via Caprarie, via Calzolerie, via dell’Archiginnasio, il lato est di piazza Maggiore e piazza Re Enzo, via de’ Falegnami e un tratto di Strada Maggiore, tra le Due Torri e piazza San Michele. Il risultato è un’area pedonale ampia, che di fatto unisce alcuni dei luoghi più simbolici di Bologna in un unico grande percorso a misura di passeggiata. Perché i T-Days esistono I T-Days non sono un evento occasionale, ma una scelta strutturale della città, diventata permanente dopo un periodo di sperimentazione. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione comunale è restituire ai cittadini e ai visitatori uno dei centri storici più importanti d’Italia, riducendo il traffico nei giorni di maggiore affluenza e rendendo più piacevole passeggiare, fare shopping, visitare musei o semplicemente sedersi in un bar all’aperto senza il rumore e la presenza costante delle auto. Negli anni il progetto è stato accompagnato da interventi per migliorarne l’accessibilità: nuove piste ciclabili, ampliamento dei parcheggi nelle aree limitrofe al centro – con una dotazione complessiva di oltre 4.500 posti auto nelle zone di interscambio – e una navetta gratuita pensata per collegare le principali linee del trasporto pubblico con gli ingressi dell’isola pedonale, fermando anche sotto le Due Torri, all’Arena del Sole in via Indipendenza e in via Ugo Bassi. Particolare attenzione è dedicata anche alle persone con difficoltà motorie, per le quali sono previste aree di sosta riservate nelle vie limitrofe alla zona pedonale. Cosa trovare nel weekend nella Zona T Per chi arriva a Bologna proprio nel weekend, la Zona T pedonalizzata è il punto di partenza ideale per la visita. Camminando lungo via Rizzoli si arriva dritti alle Due Torri, proseguendo verso piazza Maggiore e piazza del Nettuno, cuore monumentale della città, dove si trovano Palazzo d’Accursio, la Basilica di San Petronio e il Palazzo del Podestà. Da qui, in pochi passi, si raggiunge il Quadrilatero, il reticolo di stradine – via Caprarie, via Drapperie, via Pescherie Vecchie – dove si concentrano botteghe storiche, mercati alimentari e locande, un tempo sede delle antiche corporazioni delle arti e dei mestieri. I weekend pedonalizzati sono inoltre spesso l’occasione per il calendario di iniziative culturali, mostre e visite guidate organizzate dal Comune e dai musei civici, con appuntamenti che vanno da visite guidate a tema storico e archeologico – ad esempio alle collezioni della Biblioteca dell’Archiginnasio o del Museo Civico Archeologico – a laboratori per famiglie e bambini, fino a mostre temporanee allestite nelle sedi museali del centro. Il calendario completo, aggiornato settimana per settimana, è pubblicato sul sito del Comune di Bologna e su Bologna Welcome, ed è il modo più semplice per scoprire cosa succede proprio nel weekend della propria visita. Consigli pratici per chi arriva da fuori Chi arriva in auto dovrà tenere presente che, durante i T-Days, non sarà possibile entrare con il proprio veicolo nella Zona T: la soluzione più semplice è lasciare l’auto in uno dei parcheggi di interscambio ai margini del centro storico e raggiungere il cuore della città a piedi, in bicicletta o con la navetta dedicata. Anche chi arriva in treno alla Stazione Centrale troverà comodo muoversi a piedi o con i mezzi pubblici: il centro storico di Bologna è infatti compatto e gran parte delle attrazioni principali si raggiunge in pochi minuti di camminata. Va inoltre ricordato che la pedonalizzazione della Zona T non riguarda solo il weekend in senso stretto, ma anche i giorni festivi infrasettimanali: chi pianifica una visita a Bologna in coincidenza con un ponte o una festività nazionale troverà quindi lo stesso scenario di un sabato o una domenica, con il centro storico libero da traffico e pienamente godibile a piedi. In sintesi, per chi capita a Bologna nel weekend i T-Days rappresentano un valore aggiunto più che un vincolo: significano poter passeggiare senza pensieri tra Due Torri, piazza Maggiore e Quadrilatero, godersi i portici Patrimonio Unesco senza il traffico delle auto, e magari incrociare una delle tante iniziative culturali e gastronomiche che animano il centro storico proprio nei giorni di maggiore affluenza turistica. Fonti: Comune di Bologna – “Zona T e T Days” e “T Days, le novità per una migliore accessibilità”; Bologna Welcome – “T Days every weekend and public holidays”.

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Programmazione estiva 2026

Bologna Estate 2026: un cartellone da record tra musica, droni e… Napoleone. Dal 15 maggio al 27 settembre, 424 progetti tra centro e periferie. Il filo conduttore è il colore, ispirato ai portici Patrimonio Unesco. 13 Maggio 2026 | 8 min di lettura  Anche il 2026 sarà un’estate ricchissima per Bologna. Bologna Estate, il contenitore che ogni anno raccoglie centinaia di iniziative culturali, musicali e di intrattenimento in città e in periferia, parte il 15 maggio e si protrarrà fino al 27 settembre, con 424 progetti complessivi, dei quali 218 nel capoluogo e 206 distribuiti negli altri comuni dell’area metropolitana, prevalentemente a ingresso gratuito. La campagna promozionale di questa edizione è costruita attorno al tema del colore, in dialogo con uno degli elementi architettonici più identitari della città: il portico, da cinque anni Patrimonio dell’Umanità Unesco. Bologna Portici Festival apre la stagione. A dare ufficialmente il via all’estate di piazza Maggiore e delle altre piazze cittadine è, dal 4 al 7 giugno, il Bologna Portici Festival, in un’edizione speciale che celebra due anniversari importanti: il ventennale di Bologna Città Creativa della Musica Unesco e i cinque anni dal riconoscimento dei portici come Patrimonio Unesco dell’umanità.Tra gli ospiti sul palco di piazza Maggiore, il 6 giugno arriva Luciano Ligabue per presentare il suo libro “Fuori e dentro il borgo”, a trent’anni dalla pubblicazione, mentre il 7 giugno è in programma il concerto di apertura del Festival Respighi Bologna, con l’Orchestra del Conservatorio diretta da Aldo Sisillo e la partecipazione della pianista Gloria Campaner. In piazza della Pace torna il villaggio dedicato alla cultura popolare, con appuntamenti legati al ballo filuzziano e l’avvio di Bulåggna Sound, la nuova sfida della canzone dialettale. Non manca un omaggio letterario alla città: nelle mattinate del 5 e 6 giugno, al Bar Billi, prendono vita a sorpresa i personaggi di Stefano Benni con le “Chiacchiere da Bar Sport”. I nuovi luoghi dell’estate. Una delle caratteristiche di questa edizione è la riscoperta di spazi cittadini finora poco accessibili. In pieno centro storico, Mezz’aria alla ex Caserma Boldrini in via Frassinago e TEST a Villa Turri in viale Carducci trasformano due ex aree militari in luoghi aperti dedicati a creatività, laboratori e socialità. L’ex Chiesa di San Nicolò in via San Felice ospita invece la rassegna multidisciplinare Rione San Nicolò, orientata alla rigenerazione urbana.Una novità importante riguarda anche il cinema all’aperto: l’Ippodromo di Bologna accoglie quest’anno la programmazione dell’Arena Puccini, che lascia temporaneamente la storica sede del DLF per i lavori di restauro. Una delle arene estive più partecipate d’Italia allestisce un grande schermo per mille spettatori e apre il 12 giugno – fino al 10 settembre – con “Febbre da cavallo” di Steno, il cult del 1976 con Gigi Proietti.Tra le altre novità, dal 15 al 24 maggio gli spazi delle Popolarissime tra via dello Scalo e via Malvasia diventano un palcoscenico a cielo aperto con BAUCI – Circo delle Città Invisibili, un percorso di circo contemporaneo ispirato a Italo Calvino. La Biblioteca Tassinari Clò resta aperta come palcoscenico letterario fino a mezzanotte, mentre nel parco di Villa Spada, ogni mercoledì sera dal 20 maggio al 29 luglio, apre fino alle 24 un’area studio all’aperto pensata anche per gli studenti universitari in sessione d’esami, accompagnata dal ciclo di presentazioni “Metti una sera in biblioteca”.Da segnalare anche TICO, l’officina mobile della conoscenza promossa dal Comune con Fondazione IU Rusconi Ghigi, Fondazione Golinelli e TPER: dal 14 al 21 maggio un laboratorio itinerante su ruote porta nei quartieri attività gratuite di robotica, coding, intelligenza artificiale, stampa 3D e clima rivolte a bambini e adolescenti. Droni, country life e cinema sotto le stelle. Tra le novità più spettacolari c’è quella firmata BolognaFiere: sabato 20 giugno, all’Arena Joe Strummer del Parco Nord, il DroneArt Show trasforma il cielo sopra Bologna in un palcoscenico vivente, con centinaia di droni illuminati che danzano sulle note di capolavori classici eseguiti dal vivo da un quartetto d’archi. Dal 26 al 28 giugno arriva invece la Bologna Country Fair, dedicata al mondo equestre e allo stile di vita “country life”.Confermato uno dei riti più amati dell’estate bolognese: il cinema sotto le stelle in piazza Maggiore, dal 15 giugno tutte le sere fino al 14 agosto, quando la chiusura coincide con il tradizionale ballo della Filuzzi in piazza e la finalissima del contest Bulåggna Sound. In questo contesto si inserisce anche la 40ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato della Cineteca di Bologna, in programma dal 20 al 28 giugno, che si apre sabato 20 con il cine-concerto di “Aurora” di Friedrich Wilhelm Murnau, accompagnato dall’Orchestra del Teatro Comunale diretta da Timothy Brock. Sempre in piazza Maggiore trova spazio anche “Curses of the Witch” (1929) del finlandese Teuvo Puro, con l’accompagnamento sonoro del gruppo Cleaning Women.Dal 5 al 15 giugno Bologna ospita la 22ª edizione di Biografilm Festival, dedicato al racconto biografico, tra il Cinema Modernissimo e le sale storiche della città. Il grande schermo arriva anche nei quartieri periferici grazie alla rassegna “Si Gira!”, che dal 18 agosto al 6 settembre propone diciotto serate di cinema itinerante, con le novità del Velodromo e della Lunetta Gamberini oltre alla conferma del Giardino delle Popolarissime. Un’estate di musica, tra centro e periferie. Il programma musicale dell’estate bolognese è particolarmente fitto. Tra giugno e luglio, i palchi di Sequoie Music Park, Oltre Festival e Bonsai Bologna alle Caserme Rosse ospitano nomi della scena nazionale e internazionale, tra cui Kneecap, Nu Genea, Fulminacci, Idles e Caparezza. La storica rassegna Botanique diventa itinerante e porta concerti, tra gli altri, di Just Mustard, Nothing, Moja, Múm e dei New York Ska-Jazz Ensemble.A Montagnola Republic, organizzata da Arci Bologna, si alternano artisti come Auroro Borealo, Selton, Giorgio Canali e Rossofuoco, Anna Ferrer, El Partydo, ECHT! e Quantic. Frida nel Parco apre il 15 maggio con Brian Lopez (Calexico) e propone, tra gli altri appuntamenti, un festival di cultura brasiliana il 27 e 28 giugno e l’iniziativa “Bologna for Palestine” il 5 luglio. Da segnalare anche il Maple Death Festival a settembre, il

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Riaperto il Canale di via Riva di Reno

Il Canale di via Riva di Reno torna a cielo aperto dopo 70 anni. Conclusi i lavori della Linea Rossa del tram, la storica via del centro storico cambia volto: non più parcheggio a cielo aperto, ma una nuova piazza d’acqua per residenti e turisti. 02 Marzo 2026 | 6 min di lettura  Dopo decenni in cui scorreva nascosto sotto l’asfalto, il Canale di Reno è tornato a scorrere a cielo aperto nel cuore di Bologna. Il tratto di via Riva di Reno compreso tra la rotonda di piazza Azzarita e la Chiesa di Santa Maria della Visitazione, a conclusione dei lavori della Linea Rossa del tram, appare oggi in una veste completamente rinnovata: non più un parcheggio a cielo aperto che ingombrava quasi per intero la carreggiata, ma un nuovo spazio pubblico in cui qualità ambientale, identità storica e mobilità sostenibile si incontrano. La festa di inaugurazione. La nuova vita della strada è stata celebrata sabato 29 novembre con una festa pubblica nell’area retrostante la Chiesa di Santa Maria della Visitazione, dove è nata una nuova piazzetta pedonale che affaccia direttamente sul canale. Dalle 18 alle 23, il programma della serata ha preso ispirazione dai temi dell’acqua, del riflesso e del flusso, elementi che raccontano la storia di Bologna e del suo antico sistema di canali. Alle 19, alle 20 e alle 21 si sono susseguiti tre momenti di live painting di Majid Bita, con la sonorizzazione di Laura Agnusdei, mentre tutta la serata è stata accompagnata dalla musica di Falana Selecta, al secolo Micol Fontanella. In contemporanea, l’Opificio delle Acque di via Monaldo Calari ha aperto le porte dalle 10 alle 19, con una visita guidata gratuita alle 17 a cura di Milena Naldi, di Canali di Bologna Cultura. Cosa cambia in via Riva di Reno. Il cambiamento più evidente riguarda proprio il rapporto tra la strada e l’acqua. Il canale, riportato alla luce, è oggi costeggiato da percorsi pedonali lungo il lato nord e da una passerella a sbalzo sulla sponda sud, mentre l’attraversamento è garantito da una passerella che richiama l’antico ponte della Carità. Tutta l’area è stata arricchita da 13 nuove alberature – tra prunus, frassini, querce e aceri – che insieme a nuove aiuole e spazi verdi contribuiscono a migliorare la qualità ambientale di una delle strade più trafficate del centro storico.L’intervento, iniziato nella primavera del 2024, ha riguardato anche aspetti meno visibili ma fondamentali per la sicurezza dell’area, come il rifacimento e la messa in sicurezza della copertura del corso d’acqua e delle sue spalle strutturali, nei tratti compresi tra via San Felice e la rotonda, fino a via Ugo Lenzi, e nelle adiacenze della Chiesa, incluso l’incrocio con via delle Lame. L’area, pensata per la mobilità dolce, sarà attraversata dalla Linea Rossa del tram, che qui viaggerà in direzione periferia su binario singolo – inerbito per un lungo tratto – da via delle Lame a via San Felice. Come nel resto del centro storico, anche in questo tratto il tram sarà alimentato a batteria, senza linea aerea di contatto, per integrarsi nel modo più armonioso possibile con il contesto storico. Una storia lunga 70 anni. Per i bolognesi non si tratta solo di un’opera di riqualificazione urbana, ma del ritorno di un pezzo di storia della città. Il canale era stato coperto nel 1957, trasformando via Riva di Reno in una delle arterie più importanti – ma anche più congestionate – del centro storico. La sua riapertura, dopo 70 anni, restituisce alla città uno scorcio che ricorda il sistema di canali navigabili che fin dal Medioevo collegava Bologna al fiume Reno e, da questo, al Po. Una guida per residenti e commercianti. Per accompagnare cittadini, residenti e attività commerciali nella convivenza quotidiana con il nuovo canale a cielo aperto, il Consorzio Canali di Bologna, con il supporto di Ascom, ha realizzato una mini-guida pensata per sfatare dubbi e pregiudizi legati alla natura delle acque. Il documento chiarisce ad esempio che il colore marrone dell’acqua non è sinonimo di inquinamento: derivata dal fiume Reno, l’acqua del canale non è infatti mai cristallina a causa delle caratteristiche argillose del territorio bolognese, e il fenomeno è dovuto al trasporto di limo e detriti durante le piene. Allo stesso modo, la guida spiega che i periodi in cui il canale appare in secca non sono segnale di un guasto, ma corrispondono a procedure programmate legate alla sicurezza idraulica e alla manutenzione del sistema.  Il Consorzio ha inoltre aperto le adesioni per i negozi e le attività di via della Grada, via Riva di Reno e via Righi che vogliano diventare punti di distribuzione ufficiali della guida, contribuendo così a diffondere tra residenti e visitatori una corretta informazione su un’infrastruttura storica complessa, spesso osservata ma non sempre compresa. Reazioni contrastanti, ma una nuova vocazione per il quartiere. Come spesso accade per le grandi trasformazioni urbane, le reazioni dei cittadini – e in particolare di chi abita la zona – sono contrastanti. Da un lato c’è chi vede nella nuova sistemazione un’occasione per il commercio e per il turismo, grazie a uno spazio pubblico più ampio, aperto e vivibile. Dall’altro, non manca chi rimpiange la perdita dei parcheggi e teme che l’area possa tornare al degrado che la caratterizzava nell’Ottocento, quando il canale, privato delle sue funzioni tradizionali, era diventato una fogna maleodorante.Resta il fatto che via Riva di Reno si presenta oggi come “un luogo ampio, aperto e fruibile, pensato per diventare punto di incontro e socialità per residenti e visitatori”, come l’ha definita il Comune di Bologna. Una piazza d’acqua nel cuore della città che, complice anche il boom del turismo urbano degli ultimi anni, punta a diventare una delle nuove tappe “nascoste” nel percorso alla scoperta della Bologna che scorre, letteralmente, sotto i piedi dei suoi visitatori. Fonti: Comune di Bologna – Tram Bologna, “Ecco la nuova via Riva Reno a conclusione dei lavori di riqualificazione legati alla tranvia”, 29 novembre 2025; Biblioteca Salaborsa – Bologna Online, “La nuova via Riva Reno, col canale

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