La storia
Nella Bologna medievale la città era attraversata da numerosi canali navigabili. Uno dei principali resta il Canale di Reno che, dopo la derivazione del Canale del Cavaticcio e oltre via Indipendenza, prosegue con il nome di Canale delle Moline. Poco oltre le mura del Trecento il suo corso si unisce a quello del torrente Aposa, che scorre sotto il centro città, ed entrambi si gettano nel canale Navile nei pressi del sostegno della Bova. L’acqua che vi scorre oggi proviene dal Reno, immessa nel XIII secolo, ma l’alveo era più antico: secondo gli storici era il letto di un ramo del Savena o dell’Aposa. Ancora oggi una condotta sotterranea, la Reno75, lo collega al canale del Savena Abbandonato per regolare i flussi della rete idrica cittadina.
Sfruttato già nel XII secolo come fossato difensivo della seconda muraglia, il canale delle Moline era munito di lavatoi privati a ponte levatoio, grazie ai quali le lavandaie potevano lavare i panni senza bagnarsi, e quindici mulini lavoravano il grano sfruttando la sua forza idraulica. Il sistema bolognese era originale grazie all’idea di collocare i mulini non direttamente sui canali, ma sulle tante derivazioni create per mezzo di chiaviche. Oggi, gran parte del percorso del Canale delle Moline è nascosto dalle case o dall’asfalto ad eccezione dello scorcio offerto dalla finestrella di via Piella.
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