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Fontana del Nettuno

Piazze e luoghi simbolo

Fontana del Nettuno

La Fontana del Nettuno, soprannominata affettuosamente dai bolognesi “il Gigante”, è uno dei simboli più iconici e amati di Bologna. Si trova nell’omonima piazza, adiacente a Piazza Maggiore, ed è un capolavoro dell’arte rinascimentale. È un complesso monumentale in marmo e bronzo. La figura dominante è l’imponente statua in bronzo di Nettuno, alta circa 3,5 metri, che si erge al centro. Il dio del mare è raffigurato mentre placa le acque con un gesto autorevole della mano sinistra. La statua poggia su un’elegante base decorata con figure mitologiche, tra cui quattro sirene che gettano acqua dai loro seni, e stemmi pontifici e comunali. L’intero complesso è ricco di simbolismo, dove il potere di Nettuno sulle acque riflette il potere del Papa sul mondo. Uno dei “sette segreti” di Bologna riguarda un particolare effetto ottico creato dall’ideatore. Da una specifica angolazione (indicata da una “pietra della vergogna” nella pavimentazione), il pollice della mano tesa del Nettuno sembra spuntare dal basso ventre, suggerendo un fallo eretto. Si dice fosse un modo sottile dell’artista per aggirare le rigide censure dell’epoca. Inoltre il tridente impugnato dal Nettuno ha ispirato i fratelli Maserati, originari di Bologna, che lo adottarono come logo per la loro celebre casa automobilistica.

La storia

La fontana fu commissionata a metà del XVI secolo dal vicelegato pontificio Pier Donato Cesi per volere di Papa Pio IV, con l’intento di abbellire la nuova piazza e simboleggiare la munificenza e il potere del governo papale. Il progetto architettonico della base fu affidato a Tommaso Laureti detto “il Siciliano”, mentre la realizzazione della celebre statua in bronzo del dio del mare fu opera dello scultore fiammingo Jean de Boulogne, noto come Giambologna, che la realizzò tra il 1563 e il 1566.

Sebbene concepita con fini prettamente ornamentali, la fontana venne subito utilizzata dai bolognesi per scopi pratici, venne presa d’assalto ad esempio dai venditori di ortaggi della vicina piazza Maggiore, che la utilizzavano per pulire i propri prodotti o dalle lavandare bolognesi per lavare il proprio bucato. Neanche un apposito provvedimento promulgato il 30 marzo 1588 riuscì a dissuadere i bolognesi da queste abitudini.

La situazione precipitò quando la fontana iniziò ad essere utilizzata illegalmente come vespasiano fino a quando nel 1604 intorno all’opera venne innalzata un’alta recinzione che effettivamente riuscì a prevenire atti di vandalismo e di indecenza. Questa recinzione venne rimossa dall’amministrazione comunale solo nel 1888. L’ultimo restauro della fontana si è concluso nel dicembre del 2017.

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